30 ANNI: VITTORIO BACHELET

Il 12 febbraio del 1980 il professor Vittorio Bachelet viene assassinato dalle Brigate Rosse al termine di una lezione universitaria. Da lui, grande studioso di diritto e presidente dell’Azione Cattolica dal 1964 al 1973, possiamo attingere linee guida ed indirizzi circa la buona politica, quella che intende portare salvezza e mettere la persona al centro dell’azione amministrativa, in posizione antecedente rispetto allo Stato. Fu questa, in estrema sintesi, la lezione del personalismo di provenienza soprattutto francese (Emmanuel Mounier e Jacques Maritain), a cui si abbeverarono, fra gli altri, anche Moro e La Pira. Egli concepiva la politica come corresponsabile costruzione della città, in cui ognuno deve portare il contributo delle sue capacità in vista della costruzione di quel bene comune che rappresenta il fine relativamente ultimo della politica. Vi è infatti un modo diffuso di fare politica che non si limita alla partecipazione nei partiti e nelle istituzioni, ma che riguarda ad esempio il competente esercizio di un mestiere e di una professione, che rappresenta in sé un alto valore politico.
Inoltre, egli può essere considerato uno degli anticipatori della dottrina conciliare sulla vocazione e sulla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Nella partecipazione alla vita associativa, tramite le varie articolazioni e strutture dell’Azione Cattolica Italiana, egli vedeva infatti per i laici un modo esigente di essere allo stesso tempo “buoni cristiani e buoni uomini e donne del loro tempo”, e non certo una forma di efficientismo associativo e nemmeno una chiusura intransigentistica nella sfera del religioso concepita come antagonista al più vasto mondo sociale. “La sua morte – come hanno scritto Rosy Bindi, che ne fu assistente, e Paolo Nepi - va vista come la luminosa testimonianza di un martire, che ha versato il suo sangue per la difesa dei supremi valori politici del diritto e della giustizia”.

S.B.